08 dicembre 2008

La difesa della vita

E' immorale che in questo paese chi esce di casa per andare al lavoro non sia mai sicuro di potervi fare ritorno. Le leggi non mancano, come le gride secentesche, ciò che manca è la civiltà necessaria a capire che la vita vale più del profitto. Dopo un anno dalla strage Thyssenkrupp non è cambiata la situazione, forse è peggiorata.
Peccato che "qualcuno" di ricordi della sacralità della vita sono quando c'è da torturare poveri corpi in come irreversibile o da condannare pubblicamente donne necessitate ad abortire o da impedire a coppie desiderose di avere un figlio di utilizzare tecniche moderne per poter realizzare tale desiderio.
Una "struttura di peccato" enorme si è impadronita del tema della vita e l'ha trasformato in un business. Se davvero fossero interessati alla vita, dovrebbero partire non dalle situazioni-limite ma dalla vita quotidiana. Scomunicare gli imprenditori che non rispettano la sicurezza sul lavoro, non accettare le donazioni da parte di quegli imprenditori che fanno morire i loro lavoratori, rifiutare i soldi da parte di uno stato che nei suoi cantieri provoca la morte di tanti operai. Il rispetto per la vita imporrebbe tutto questo a chi desiderasse essere coerente. Ma, temo, la coerenza non abita nei sacri palazzi.

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