25 gennaio 2009

Pio XIV

Qualche tempo fa il teologo Hans Kung aveva definito Wojtyla come Pio XIII, legittimo successore della serie dei papi "pii" degli ultimi due secoli, da Pio IX a Pio XII passando per Pio X: papi retrogradi, discutibili, conservatori.
Ratzinger, senza dubbio, ambisce al nome di Pio XIV. Il suo pontificato è stato fin dall'inizio finalizzato a smantellare le pur timidissime aperture conciliari e a riportare la chiesa nell'alveo della tradizione dell'inquisizione, dei roghi, della caccia alle streghe, delle persecuzioni antimoderniste e di tutto quell'insieme di atrocità che ne costituisce la storia.
L'ultima trovata di Pio XIV è la riconciliazione con i lefebvriani non sulla base della loro accettazione del concilio (così come chiedeva pure Wojtyla) ma sulla base del comune rifiuto del concilio. Insieme agli altri il papa riabbraccia con gioia un vescovo che nega convintamente che siano mai esistite la camere a gas e che abbia mai avuto luogo la shoah. Aver riammesso nella chiesa Williamson, oltre a significare, di fatto, una tacita accettazione delle sue tesi, significa che la chiesa cattolica difende una tradizione ormai rósa dai vermi.
Se fossi ancora cattolico direi che questa scelta di Ratzinger si configura come un atto di apostasia (a meno che non sia apostata l'intero concilio Vaticano II). Da ex cattolico sempre più convinto, posso dire soltanto che la riammissione nella chiesa dei lefebvriani è un atto che definisce e chiarifica i rapporti della chiesa col mondo contemporaneo. Lo scontro è insanabile e da tale scontro solo uno dei contendenti verrà fuori vittorioso: o la modernità o il ritorno alle epoche più oscure della nostra storia.

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