15 febbraio 2009

Il diritto di morire

 

I clericopolitici, di destra e di sinistra, si preparano ad ammannirci una legge sul “fine-vita” (…che trovino un nome migliore, però), nella quale sarà prevista la sopravvivenza forzata di stato. In spregio dei principi liberali e della libertà dell’individuo, sarà lo stato a decidere per noi quando dovremo morire. Nemmeno Hitler o Stalin potevano sperare in un simile potere di vita o di morte sulle persone. I peggiori dittatori della storia, infatti, potevano sì togliere la vita, potevano sì torturare, ma non potevano decidere di prolungare indefinitamente la vita e la tortura. Il duo B&B (berlusconi & benedetto) si prepara all’ultimo grande passo nella storia del potere cieco e assoluto: la vita come pena, il cibo come tortura, le cure mediche come oltraggio.

Di fronte a questa inaudita privazione della libertà umana, il rimedio non può essere l’arroccarsi a difesa degli esigui spazi di “libertà” che la pervasività dello stato e della chiesa ci lasciano (ancora). Di fronte a questo modernissimo e antichissimo leviatano bicipite non possiamo che tentare il rilancio: giocare il tutto per tutto, vincere o (non) morire. Una legge civile, moderna e umana sull’eutanasia (attiva, per chi  fa finta di non capire) è la frontiera prossima della civiltà laica e delle libere coscienze di questo paese.

1 commento:

  1. Definiscimi stupido ma le battaglie le porto avanti. La richiesta di modifica è nel forum

    http://www.kilombo.org/index.php?option=com_joomlaboard&Itemid=178&func=view&id=1375&catid=38

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