03 febbraio 2009

Non è eutanasia (purtroppo)

Eluana non morirà per eutanasia, come continuano a starnazzare i vescovi dai loro pulpiti consunti.

Purtroppo non è eutanasia, perché per esserlo avremmo bisogno di vivere in un paese civile. La “buona morte”, la “dolce morte” sarebbe possibile e umana, per Eluana come per tanti altri. Ma in Italia la chiesa cattolica proibisce al paese di essere civile e, quindi, per poter esercitare l’elementare diritto di disporre della propria vita e della propria morte bisogna farsi staccare i respiratori e morire soffocati o farsi staccare le sonde e morire di sete e fame. E poco importa che il paziente in stato di SVP non percepisca il dolore, è sempre un brutto modo di andarsene.

C’è un altro modo di morire, ancora peggiore. Oggi la notizia di un altro omicidio-suicidio, in Sicilia questa volta.  Un uomo ha ucciso la moglie - un atto di umana pietà per le sue sofferenze - e poi si è sparato. Ecco, nell’Italia sottomessa alla chiesa un modo cattolico di affrontare il problema della sofferenza e della morte.

No, non è eutanasia, è morte clericale e bigotta.

Grazie a Eluana e alla sua coraggiosa famiglia potremo cominciare a parlare di quanto civile sarebbe poter morire di eutanasia nella repubblica delle sottane nere.

2 commenti:

  1. Quando si ha un parente in stato terminale, pieno di metastasi... hai voglia a parlare di non diritto a morire... e per fortuna l'eutanasia che non c'è talvolta si pratica.

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