25 marzo 2009

Vaudeville

bagnasco Chi avesse letto con attenzione la recente prolusione del cardinale Bagnasco al Consiglio Permanente della CEI ne avrebbe tratto certamente un’impressione di straniamento.

Il cardinale, noto per la faccia triste e funerea, inizia la sua prolusione con una lunga lamentela per come i cattivissimi mass media intrisi di bieco laicismo, invece di osannare e incensare il papa per ogni singola parola che esce dalla sua bocca, osino criticarne le posizioni usufruendo, addirittura, della libertà di stampa. Il cardinale, in preda a mistico furore inquisitorio, accusa tutti, minaccia che non tollererà una simile espressione di quella libertà di stampa già ampiamente condannata dalla chiesa e comincia a dare lezioni sull’autentico significato della laicità, significato che, ovviamente, solo i preti conoscono.

C’è da applaudire il coraggio di questo cardinale che, come una sorta di Davide indifeso contro il mostruoso Golia del laicismo, difende il suo capo dalla volgarità dei nemici.

Però poi si continua a leggere la prolusione del cardinale e si nota che lo stesso cardinale, che poco prima si stracciava la tonaca per difendere la dignità offesa del suo boss, comincia a usare termini poco lusinghieri nei confronti degli altri.

Le opinioni dei critici sono discutibilissime e insolenti; i media vengono accusati di irrisione e di volgarità; la critica al papa è segno di inciviltà; gli scienziati sono da condannare perché hanno una interpretazione esasperata e unilaterale del paradigma evoluzionistico (e invece dovrebbero chiedere ai vescovi e ai teologi una corretta interpretazione dei dati scientifici); i sostenitori della libertà di pensiero e di coscienza vengono tacciati di un nichilismo, gaio e trionfante, di senso e di valori e di volere una società individualista fino all’ingiustizia e alla violenza; coloro che riguardo al tema della fine della vita e dell’eutanasia non la pensano come il cardinale sono accusati di obnubilamento e di sostenere posizioni raccapriccianti.

Alla fine, senza nemmeno un pizzico di ironia, il cardinale indica nella sua bottega e nei bottegai, cioè i parroci, il rimedio per tutti i mali dell’Italia e del mondo…

La prolusione parla da sé e perciò invito a leggerla con cura, però una semplice riflessione voglio farla.

L’insopportabile manicheismo del cardinale, questo incredibile dividere il mondo tra il campo del bene e quello del male, le parole offensive rivolte verso chiunque non la pensi come lui, mostrano come la chiesa d’oggi sia tornata a essere la chiesa del Sillabo, la chiesa della Mirari Vos, la chiesa dell’Inquisizione e delle persecuzioni contro i nemici della fede.

La chiesa cattolica non ha mai brillato per apertura e per spirito di dialogo, ma questi interpreti decadenti rendono la sua commedia triste e, francamente, intollerabile. Non ci divertiamo più, cardinale, cambiate copione!

3 commenti:

  1. Ti segnalo la mia proposta di far aderire Kilombo alla campagna sul testamento biologico FAMMI SCEGLIERE.
    http://www.dariosblog.com/2009/03/proposta-kilombo-aderisca-alla-campagna.html
    Spero di ottenere il tuo sostegno

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  2. Ho idea che il gettito dell'8 per mille di quest'anno avrà un tracollo. A meno che da Arcore non partano certi ordini di scuderia.....

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  3. L'otto per mille è una truffa al cubo. E' truffaldina l'idea di un contributo volontario che tutti dobbiamo versare obbligatoriamente; è truffaldino il meccanismo di ammissione al beneficio dell'otto per mille; è truffaldino il sistema della destinazione automatica dell'intero gettito sulla base delle dichiarazioni effettivamente fatte dai contribuenti. Chi ha inventato questo colossale imbroglio sapeva bene cosa fare per impedire che la bottega rimanesse senza soldi.

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