05 maggio 2009

La città delle automobili

 

Ore 07:45 Sono in macchina, devo andare a lavorare e sono in via Nazionale a Raffadali. Si procede a passo di lumaca.

Ore 17:30 Sto tornando a casa dopo il lavoro, mi trovo in via Porta Agrigento e tutte le automobili, compresa la mia, sono ferme.

Ore 19:00 Ho deciso di fare un giro “in piazza” a piedi per incontrare gli amici. Un tappeto di auto ferme, in fila, accese, coi gas di scarico che pompano direttamente nei miei polmoni, mi convince che forse è il caso di tornare a casa a guardare la tv.

Ore 23:30 Prima di andare a dormire faccio un giro per godermi il mio paese di notte, senza automobili. Nulla da fare, un branco di giovinastri ha trasformato via Nazionale nel proprio personale autodromo e sta facendo una gara. Torno a casa e decido di cercare una casa a Ioppolo.

Potrebbe essere questo il diario di ogni raffadalese. Inutile nasconderselo: Raffadali è invivibile. Anche per uno come me, che al di là dello stretto necessario preferisce passare le giornate con un buon libro in mano, ogni volta che si deve uscire di casa, per andare al lavoro, per andare a far la spesa o semplicemente per una passeggiata a piedi, il paese è un incubo.

In certi orari attraversare il paese da una parte all’altra può richiedere più di mezz’ora di tempo, in ogni caso tutti ci avveleniamo i polmoni coi gas di scarico. Per non parlare dell’assurdo slalom che in molte vie del paese siamo costretti a fare, perché il raffadalese medio DEVE parcheggiare la propria auto esattamente davanti la porta di casa propria, quando è in casa ed esattamente davanti la porta del luogo dove deve recarsi, quando è fuori di casa. Alcune vie, potenzialmente ampie abbastanza da consentire il transito comodo di due auto negli opposti sensi di marcia, sono occupate da auto parcheggiate su entrambi i lati e si intasano con ossessiva frequenza. In molte vie non esistono più i marciapiede, trasformati (talvolta anche da scellerate scelte amministrative) in parcheggi. Nei pressi di attività commerciali particolarmente fortunate le automobili sono costantemente parcheggiate in modo caotico, invadendo fino a metà la carreggiata e costringendo le altre auto a tortuosi percorsi che rallentano il defluire del traffico.

Non c’è quattordicenne che non rischi costantemente di schiantarsi col suo scooter. Non esiste adolescente che non vada in giro o non desideri andare in giro con quei terrificanti trabiccoli a quattro ruote brutti da vedere, scomodi da parcheggiare, sintomo di grave arretratezza culturale. Non c’è famiglia che, aspirando a essere annoverata tra le famiglie della infima borghesia, non compri al pupillo di casa l’automobilina che costa quanto una normale e permette all’imbecille sedicenne di inquinare come un idiota ventenne.

Mentre i giovani scappano via per non tornare, mentre il paese annaspa nella stagnazione economica, mentre la vita culturale è ridotta a sorridere delle sgrammaticate e antimetriche ciance dei nostri “poeti”, Raffadali è ormai un paese dominato da questi mostruosi nuovi abitanti. Si sono impossessati delle nostre strade, del nostro tempo, delle nostre vite. In una sorta di incubatico cross-over tra Matrix, Terminator e Christine, Raffadali è il regno delle automobili.

Sarebbe bello poter dare la colpa a qualcuno. I nostri amministratori dovrebbero trovare il sistema per regolamentare il traffico, i vigili urbani dovrebbero essere presenti dappertutto, le famiglie dovrebbero allevare meglio i propri figli… ma la verità, forse, è più drammatica. Raffadali ha smarrito la propria anima, è un agglomerato di case e di automobili ma non più una comunità e, quindi, il caos, il traffico, l’inquinamento non sono il vero problema, sono solo un sintomo di un male più grave e tuttora sconosciuto. Che si debba eleggere, quale prossimo sindaco del paese, il dottor House?

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