28 luglio 2009

La morte della morte

moQuel cadavere della “prima repubblica” che chiamiamo, pudicamente, presidente del consiglio ha cominciato a puzzare oltre il sopportabile. Il dolciastro fetore della sua putrefazione ha ammorbato gli ultimi quindici anni della nostra vita politica, ha reso l’aria pestifera, ha avvelenato gli esigui pozzi della “democrazia” italiana, ha generato una enorme quantità di grassi, sudici vermi che, pudicamente, chiamiamo ministri, governatori, amministratori, sindaci… Ma, a quanto pare, se proprio dobbiamo credere alla dubbia veridicità dei risultati delle “elezioni democratiche”, gli italiani, pur avvertendo il fetore, si sono assuefatti a esso, lo hanno accettato e hanno pure cominciato ad apprezzarlo.

Ma ora il fetore è diventato intollerabile, anche le iene e gli sciacalli, che si sono nutriti per anni del corpo putrescente, si allontanano, e difatti i vescovi e il loro giornale mostrano la faccia schifata e cominciano a girarsi dall’altra parte. I vermi si agitano sempre più freneticamente, cominciano a temere che la pacchia sia finita: basta vedere le contorsioni dei grassi indecenti vermi che siedono in parlamento per capire che la fine è vicina.

Ma non temano i vermi, non temano le iene e gli sciacalli: una sola cosa non potrà mai mancare nella politica di questo paese: la carne marcia.

Nessun commento:

Posta un commento