13 ottobre 2009

Tu chiamale erezioni

Da bravo imprenditore, il cavaliere ha preso l’appalto della democrazia. In fondo si trattava di un cantiere così disastrato che nessuno più aveva il coraggio di lavorarci dentro. Nel migliore dei casi alcuni vecchietti ne contemplavano, dall’esterno, lo sfacelo. Il Cavaliere, in questo cantiere aperto ormai da 61 anni, è entrato con il piglio del decisionista.

Naturalmente, dopo tanto tempo, le case già costruite erano inservibili e, quindi, senza pensarci un attimo e senza chiedere il parere alla soprintendenza, il cavaliere palazzinaro ha abbattuto tutto. Ha fatto piazza pulita e ha chiamato i bulldozer a sgombrare le macerie. Qualcuno ancora resiste chiuso nelle sua casetta diroccata ma, tra poco, sarà convinto con le buone o le cattive a togliersi di mezzo e far spazio al futuro.

Perché il cavaliere è pronto a ricostruire. Una bella democrazia fatta di villette monofamiliari, ciascuna con giardino e palizzata per proteggersi da vicini e passanti. Una democrazia con grandi viali alberati pieni di aiuole e controllati da moltissime pattuglie di polizia, perché agli abitanti interessa la sicurezza. Una democrazia con grandi parchi-gioco, televisioni via cavo, centri commerciali, cosicché i suoi inquilini abbiano tutte le loro giornate programmate e non debbano nemmeno fare la fatica di pensare.

Una bella democrazia modellata da lui, tutta somigliante a lui, con il suo benedicente sembiante pronto a far capolino da ogni teleschermo e da ogni muro per suggerire, sorridendo, ai suoi inquilini: «Tutto va bene, tutto è ordinato e sereno, tutti siamo ricchi e felici!».

Il resto? Vecchi orpelli per gente vecchia che ha una vecchia concezione della democrazia. L’importante è che lui garantisca per la democrazia e la libertà; che importa tutto il resto?… quanto alle elezioni, ovviamente non serviranno più! Meglio, molto meglio, le erezioni

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