28 novembre 2009

Cui prodest?

Io non c’ero. Lo confesso senza un filo di vergogna, non sono andato alla megamanifestazione indetta dal presidente della provincia di Agrigento per sostenere il mitologico aeroporto di Licata.

Non ci sono andato perché mi sembra una presa per il culo una manifestazione indetta da un presidente di destra, in una regione di destra, in una nazione governata dalla destra. Hanno tutte le leve del potere? Se davvero lo vogliono, lo costruiscano questo aeroporto! Se non lo costruiscono significa che non riescono a farlo, quindi, manifestando, non fanno altro che rendere manifesta la loro incapacità.

Non ci sono andato perché, contrariamente a quello che pensa il ministro Brunetta, sono rimasto a scuola a lavorare, mentre tutti i politici che dovrebbero lavorare per il loro aeroporto erano a passeggiare al viale.  Mentre i ragazzi delle scuole sono stati invitati dai politici a disertare le lezioni per “fare numero”, da utili idioti, alla loro manifestazione.

Ma non ci sono andato soprattutto perché lo ritengo una colossale idiozia.

Un aeroporto che servirebbe un bacino di utenza corrispondente a circa metà della provincia di Agrigento e un quarto di quella di Caltanissetta. Chissà, per esempio, se gli abitanti del saccense preferiranno due ore di scomoda e pericolosa statale per andare a Licata o un’ora di autostrada per arrivare a Punta Raisi…

Un aeroporto che, se anche fosse costruito, farebbe decollare un paio di aerei di linea al giorno, forse.

Un aeroporto che costerebbe un pozzo di denaro pubblico, che richiederebbe continui finanziamenti pubblici alle compagnie aeree per farle rimanere nonostante l’evidente antieconomicità.

Un aeroporto che, nonostante le balle raccontate, non rilancerebbe il turismo di una provincia senza alberghi in grado di accogliere un turismo residente, con un mare devastato da villette private e privo di strutture di accoglienza, con una valle dei templi che da sola non può tappare tutti i buchi, visto che il turismo “mordi e fuggi” proveniente da Palermo, Catania o Siracusa, riesce benissimo a fruirne senza doversi fermare a dormire.

Un aeroporto che nascerebbe già moribondo e che non salverebbe dall’isolamento la provincia. Per questo servirebbero piuttosto delle strade comode, sicure, razionali, tali da collegare la provincia alle grandi città dell’isola in tempi ragionevoli e senza rischiare la vita. Ma se si parla di strade i politici sbuffano. L’aeroporto è un bel sogno da sventolare per illudere i fessi, le strade sarebbero un loro ovvio dovere e il fatto che le strade non ci siano dimostra quanto sia imbelle la classe politica agrigentina, a tutti i livelli.

Allora, a chi serve l’aeroporto? Chi ci guadagnerebbe?

A vedere lo stuolo di famelici politici con l’acquolina in bocca che hanno animato la manifestazione, un piccolo sospetto mi sorge!

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