Si parla sempre del corpo della donna. Che si tratti di una bambina che ha la sfortuna di suscitare le attenzioni malate di un "orco", che si tratti si una ragazza o una donna di passaggio, che si tratti di una donna che crede di aver a che fare con un amico e, invece, si trova di fronte uno stupratore, in ogni caso è sempre il corpo della donna a costituire il tema drammaticamente dominante di questi anni italiani.
Il corpo della donna è corpo offerto, disponibile, accessibile, utilizzabile. Questo è il martellante messaggio della pubblicità, della cultura, dello spettacolo. Abbiamo un premier che della sua smisurata possibilità di accesso al corpo femminile fa motivo di vanto e di affermazione di potere, abbiamo un universo femminile (e maschile) ruotante attorno al potere che veicola il messaggio che il corpo è uno strumento per ottenere uno scopo, economico e di carriera.
Come possiamo stupirci se coloro che non riescono a ottenere la stessa "facilità di accesso" al loro oggetto di desiderio malato cercano di ottenere questo "accesso" con ogni mezzo, inclusi lo stupro, la violenza, l'omicidio? Saremmo degli ipocriti a credere che si tratti solo di qualche caso isolato di individui malati. Non si possono sventolare natiche e altre frattaglie davanti agli occhi di una nazione inebetita, non si possono esibire bellezze adolescenziali, quasi infantili, in pose ammiccanti e ambigue per poi stupirsi di quello che succede. C'è qualcosa di profondamente malato in questa nostra cultura. Non accorgersene è solo ipocrisia.
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Milena :-)
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