08 marzo 2011

La morte è un diritto, come la vita

Da qui ad aprile il parlamento italiano discuterà su come e quando io debba morire. Si tratta della famigerata legge sul "testamento biologico", legge che è diventata merce di scambio tra la maggioranza troiofila e bungabunghista e la chiesa pedofila e simoniaca. Come dire: "dio li fa e poi li accoppia".
E ci sarebbe proprio da ridere se non fosse un progetto umanamente devastante. In pratica, con l'introduzione dell'obbligo di idratazione e alimentazione, si vuole deliberare che nessuno è padrone della propria vita. Per la chiesa questa affermazione è conseguente alla convinzione che padrone della vita sia un dio; per chi non crede, lo stato etico (anzi, bioetico) diventa padrone della vita dei suoi sudditi. Sarebbe infatti lo stato a imporre una sopravvivenza ben oltre i confini della pur tanto indistinta "natura", perchè è ovvio che un corpo devastato dalle piaghe da decubito, nutrito con sondini infilati direttamente nello stomaco, tenuto in un simulacro di vita solo per soddisfare la necrofilia sadica dei preti cattolici non avrebbe più nulla di naturale. Il diritto a scegliere come e quando porre fine alla propria esistenza è l'ultima frontiera della battaglia di civilità contro la barbarie pseudocristiana della chiesa cattolica.
Io pretendo che i preti e lo stato stiano fuori dalle mie mutande e lontani dal mio capezzale.

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