08 maggio 2012

Compagni avanti, il gran partito...

...noi siamo dei lavorator...
Ricordi da ragazzino: il canto dell'Internazionale accompagnava i comizi del senatore Di Benedetto, la sua faconda oratoria (che oggi, forse, definirei retorica) infiammava folle che avevano ancora nelle mani il ricordo bruciante del feudo e negli occhi i giorni gloriosi della sua redenzione. Ricordo il mare di bandiere rosse che accompagnava la "processione" del primo maggio. Ricordo il ritmo febbrile che scandiva le campagne elettorali: «Raffadali è rossa e rossa resterà». Lo ricordo e il ricordo scolora e sbiadisce nell'immagine odierna di un paese dove le liste di destra (seppur divise in tre schieramenti) raccolgono 6675 voti, mentre le liste di sinistra (e ci metto dentro anche il PD che per me, che mi sento seriamente di sinistra, non lo è affatto) raccolgono miseri 1976 voti. Qualcuno ha distrutto la sinistra raffadalese, quella vera, quella del sogno di una diversità storica. E mentre, ieri sera, un gruppetto di "compagni" rimpolpato da decine di ex cuffariani festeggiava la "liberazione dal cuffarismo" e la "vittoria della sinistra" con un sindaco che è tale grazie ai voti dei finiani, dell'UDC e del Movimento Autonomista di Lombardo, io pensavo al senatore Di Benedetto e, soprattutto, a quei contadini con le facce segnate dal sole che gridavano «...è rossa e rossa resterà». E ringraziavo il tempo per esserseli portati via prima di poter assistere a questo scempio del loro, del nostro sogno.

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