02 luglio 2013

Note da un universo parallelo

Oggi è l'ultimo giorno che devo trascorrere in questo universo parallelo e  paradossale chiamato, un tempo, "Esame di maturità" e oggi, burocraticamente, "Esame di Stato".
Un mondo strano e barocco, nel quale ci muoviamo senza meta chiedendoci, vanamente, il senso di ciò che facciamo.  "Commissario interno", titolo che fa pensare a oscuri uffici, a funzionari in divisa del KGB, a solerti burocrati che decidono vita e morte con un timbro. Per fortuna a me è toccata una sorte migliore, non decido nulla di importante, non certo vita e morte ma nemmeno una frazione del futuro delle persone che passano velocemente davanti a me. Per chi non lo sapesse, l'Esame è una finzione, una presa in giro che lo Stato compie nei confronti della società, delle famiglie, degli studenti. Gli unici a non essere presi in giro, una volta tanto, siamo noi insegnanti, perché sappiamo bene che questo esame è una farsa e abbiamo sviluppato efficaci anticorpi di cinismo, tali da non farci prendere sul serio i riti che siamo, nolenti, costretti a compiere. Siamo officianti di una liturgia i cui simboli sfuggono alla nostra e all'altrui comprensione, ministri di una religione, come tutte, priva di senso e di qualsiasi relazione con la realtà, sacerdoti di un dio che non esiste e che se un tempo è esistito è ormai morto, ucciso da quegli stessi necrofili che continuano a volerlo fingere vivo ogni anno sul limitare dell'estate. Chi dovesse giudicare quello che facciamo ci vedrebbe come pazzi scatenati. Una elefantiaca organizzazione, migliaia di "commissioni", programmi criptati con tecnologia militare, centinaia di milioni di euro spesi in trasferte e compensi, gruppi di saggi per produrre tracce di temi sempre più astruse, giorni e giorni sprecati in correzioni, colloqui, valutazioni e noi qui a chiedere ai candidati di conoscere tutto il programma annuale di nove discipline.
Mi limito a ciò che mi compete. Devo valutare se lo studente conosce e in che misura conosce tutta la storia della filosofia da Hegel fino ai giorni nostri, con scuole di pensiero, sfumature, concetti, opere, relazioni tra idee che farebbero impallidire qualsiasi specialista; devo interrogare lo studente su tutti gli avvenimenti storici del Novecento, dagli albori del secolo fino alla contemporaneità. Non solo la storia italiana (che già sarebbe impossibile) ma anche la storia di tutto il resto del pianeta, come ha dimostrato il tema di argomento storico che il ministero ha ritenuto di dover assegnare quest'anno agli studenti. Impresa che sarebbe disperata per qualsiasi storico professionista. In più la struttura dell'esame mi impone di dover verificare questa conoscenza enciclopedica e quasi mistica nello spazio di cinque minuti (cinque per la filosofia e cinque per la storia) perché questo stesso studente-enciclopedia deve poi sostenere lo stesso esame per: letteratura italiana, matematica, fisica, storia dell'arte, geografia astronomica, letteratura e classico latino, letteratura e classico greco. Il tutto nello spazio di un'ora.
Ci sarebbe da ridere, se fosse una battuta. Invece è tragicamente vero e il ministero pretende anche che questo ridicolo esame sia una cosa seria, quando è palese che si tratta di una colossale truffa. Due sono le vie d'uscita: (a) considerare quest'esame una delle innumerevoli ridicolaggini inscenate da uno stato troppo imbecille per rendersi conto della sua idiozia e comportarsi di conseguenza, cioè recitare una parte con la consapevolezza di non stare facendo sul serio; (b) immedesimarsi tanto nella parte, come fa qualcuno dei colleghi, da non riuscire a cogliere il ridicolo in cui annaspiamo.
Io ho scelto la prima opzione, naturalmente. A parte il fatto che considero ridicolo lo stato al di là dell'esame, stando seduto su questa sedia da "Commissario interno" colgo fino in fondo la natura farsesca di ciò che faccio. Davvero il ministero pretende che in cinque minuti io possa verificare, valutare e quantificare anche solo una minuscola parte di ciò che dovrei? Davvero il ministero pretende che i miei colleghi "esterni" possano valutare le medesime cose in studenti con cui parlano solo per cinque rognosissimi minuti? Davvero crede il ministero che possa essere seria e motivata una valutazione, un voto attribuito in questo modo e in queste condizioni? Allora il ministero è stupido o in malafede o entrambe le cose.
Io non mi considero stupido e non voglio essere in malafede. Recito la mia parte, faccio finta di credere che le quattro nozioncine superficiali che lo studente riesce a farfugliare in cinque minuti possano soddisfare la ybris interrogatoria, la libido valutatoria, la voluttà docimologica del leviatano ministeriale. Fingo di non sentire il frullato di informazioni che vagolano nella mente dell'esaminando, scontrandosi come asteroidi impazziti a causa di un dislocamento planetario. Fingo che lo studente possa aver costruito in pochi mesi di scuola e un paio di settimane di "ripasso" un quadro organico e completo di conoscenze articolate e interconnesse, tanto da poter essere definito "maturo", ignorando che nessuna persona normale ha una conoscenza anche solo superficiale di un quarto delle cose che noi facciamo finta di pretendere dai candidati. Ai miei alunni, ai quali spero di aver almeno insegnato come non prendere sul serio quest'esame e il voto assurdo che ne consegue,  auguro di dimenticare presto questa fuorviante confusione di nozionismo becero e di italianissima arte di arrangiarsi, nella speranza di non aver fatto un danno talmente irreparabile da averli per sempre resi impermeabili a qualsivoglia curiosità culturale, curiosità che, spero, svilupperanno quando torneranno nel mondo delle persone normali, fuori da questo manicomio, seguendo le loro inclinazioni, i loro bisogni, le loro curiosità.
E che abbiano misericordia di noi.

1 commento:

  1. Incredibile lo stile dell'articolo. Una penna molto articolata e d'impatto, notevole...

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