Autobiografia

Alessandro Di Benedetto è nato a Raffadali “ultimo lembo del sottosviluppo agrigentino” il 9 nevoso del 176. In effetti all’anagrafe risulta nato l'11 nevoso del 176, per cui ama definirsi un “sessantottino”.
Dopo una infanzia poco significativa e una mediocre adolescenza, vive una vita congruente con le sue fasi formative.
Ha frequentato il Liceo Classico “Empedocle” di Agrigento, sviluppando una coerente passione per la filosofia e per il cazzeggio, assieme ad alcuni sodali dei quali, per evitare denunce, si tace il nome.
Dopo il diploma (conseguito nel 1985 con un ignavo 58), studiò per tre anni nel Seminario Vescovile di Agrigento, ritenendo forse che la vita del prete fosse sufficientemente oziosa, facendo correre così alla Chiesa Cattolica un rischio simile a quello corso quando Stalin frequentò il seminario con l’intenzione di farsi prete.
Quando gli si fece capire che non era il caso di insistere su quella strada, anche perché la vita del prete è una vita molto faticosa, decise, nel 1988, di seguire la sua vera vocazione e, tra il dedicarsi a una vita da nullafacente e lo studiare filosofia, ritenne meno impegnativa la seconda opzione iscrivendosi alla Facoltà di Filosofia dell’Università di Palermo. Negli anni dell’Università trascorse le notti a raccontarsi barzellette lascive con un suo degno compagno di merende, inutilmente sollecitati a tacere da un terzo (e più volenteroso) compagno di appartamento che, non a caso, è l’unico che ha fatto qualcosa di buono nella vita.
Intanto coltivava una insana (e costosa) passione per i fumetti, trascorrendo ore e ore nei bugigattoli panormiti alla ricerca di rari albi d’epoca.
Altre scoperte essenziali nella sua formazione furono i panellari, i focacciari e gli “stigghiulari” agli angoli delle strade, i costosissimi salumi di “Pizzo & Pizzo”, il menù del ristorante “Al Duar” dove si recava a festeggiare, con una
pranzata da competizione, ogni materia sostenuta all’università, a prescindere dall’esito positivo dell’esame. Alla fine degli studi universitari superò, con grande soddisfazione, i 130 chili.
Nelle more (1994)
ottenne la laurea in filosofia con il voto (di cui cominciò a vergognarsi quasi subito) di 110 e lode; in compenso merita menzione, per la pretenziosa inutilità, la sua tesi, intitolata «Origene di Alessandria e il tema della infinità del mondo».
Subito dopo la laurea si cimentò nell’unica attività seria della sua esistenza, un anno di servizio civile presso la Caritas di Agrigento. Nel frattempo si candidava con “La Rete” alle elezioni comunali di Raffadali, raccogliendo il lusinghiero quanto immeritato risultato di ben 29 voti di preferenza (dal che si capisce che, argutamente, non hanno votato per lui nemmeno i parenti prossimi).
Come tutti i laureati in filosofia, una volta concluso il suo percorso formativo, trovò immediatamente una confacente occupazione nella principale azienda nazionale, l’Organizzazione Nazionale Agamici Nomologici, con la qualifica di ozioso di terzo grado, per poi giungere, in breve, a ricoprire l’ambita posizione di scioperato di primo grado. Purtroppo, quando già pensava di essere destinato a una prodigiosa carriera nell’ambito della nullafacenza nazionale, con l’obiettivo di arrivare, prima o poi, a ricoprire qualche ghiotta carica politica o sindacale, un improvviso rovescio di fortuna (o forse una raccomandazione ordita alle sue spalle dai parenti, stufi di mantenerlo) lo costrinse a mettersi a lavorare, in quanto si piazzò
diciassettesimo (!) nel concorso regionale del 2000 per l’insegnamento della filosofia nelle scuole superiori.
Dopo un anno a
Palagonia, dal 2002 al 2006 ha insegnato presso il “Francesco De Sanctis” di Paternò, in provincia di Catania. Quando, una volta inquadrato il tipo, decisero di averne avuto abbastanza, lo rispedirono al mittente, nell'avita provincia girgentana, dove ha insegnato per un anno presso il "Majorana" per un altro anno al "Politi", per tornare al punto di partenza, il Liceo Empedocle, in attesa che l'accelerato declino psicofisico giunga a compimento. Qualcuno sostiene che, segretamente, continua a praticare la sua prima e preferita attività: questo lo dicono alcuni invidiosi amici suoi che, a quanto pare, lo conoscono bene.
Felicemente incoerente e appassionato praticante dell'arte di non aver ragione, ama stare dalla parte del torto. seguace orgoglioso di tutte le cause perse, preferisce abbandonarle quando si avviano a diventare vincenti. Allergico al potere, sia rappresentato da giganti sia rappresentato da nani, ha deciso, già da tempo, di maggnare un tozzo e arittoppare le sciavatte, come dice il poeta. Irrimediabilmente "gauchiste", ferocemente individualista, estremista e libertario, (per darsi un tono sostiene di essere
anarchico), tifoso dell’Inter (un po' meno quando vince), lettore disordinato e bulimico, preferisce non fornire notizie sulla sua vita sessuale. Quarantenne rancoroso e livoroso, spelacchiato e vizzo, è sempre più somigliante ad Abraham Jebediah Simpson.
A questo punto, per concludere la sua tragedia umana, gli manca solo il matrimonio.

Una prece, o tu che passi.